“Without love, life is nothing”

Ciao a tutti, mi chiamo Lamin. Ho 18 anni e sono nato in Gambia, nella città di Serekunda.

Ho frequentato la scuola per molti anni: 12 in tutto. Mi piaceva andarci, perché “education is very important”, anche quando nella vita vorresti fare il calciatore.

Avevo buoni voti, soprattutto in matematica, scienze e geografia.

Mia madre era casalinga, e mio padre ispettore-capo della polizia di Serekunda.

Ho una sorella più giovane, si chiama Binta.

I nostri problemi in Gambia sono cominciati quando mio padre è stato accusato di aver partecipato al colpo di stato conto l’attuale Presidente. In realtà mio padre non ha mai preso parte al golpe, ma in Gambia non ti puoi difendere: il governo ha troppo potere.

Tutta la famiglia ha così cominciato ad essere insicura; mio padre è stato arrestato e ha fatto due settimane di prigione. Ci ha detto di andarcene. Pochi giorni dopo la nostra partenza lui è morto, a causa delle violenze subite in carcere.

Mia madre, mia sorella ed io siamo scappati in Casamance, una regione del Senegal. Siamo andati lì perché era il posto più vicino al di fuori della Gambia e poi le persone lì capiscono il nostro dialetto, il mandinka.

In Casamance però ci sono bande di ribelli che, nei 5 mesi in cui siamo stati lì, hanno più volte attaccato il nostro villaggio. Un giorno l’attacco è stato più violento, i ribelli hanno distrutto tutto ciò che incontravano. Io sono scappato, e da lì ho perso le tracce della mamma e di Binta.

Sono andato alla gare routière più vicina, la stazione dei mezzi che viaggiano su strada, su una macchina ho raggiunto il Mali. Ma lì non conoscevo nessuno e poi c’era la guerra. Non si può vivere in un posto dove c’è guerra.

Mi sono spostato in Niger e lì ho incontrato delle persone che, vista la mia storia, mi hanno consigliato di andare in Italia, dove avrei potuto essere ascoltato e protetto. Sono andato in Libia, e appena possibile mi sono imbarcato.

Il viaggio è durato 3 giorni; sulla barca eravamo in tanti, tutti che parlavano lingue diverse.

Mi piacciono l’Italia e Alessandria.
Non mi piace molto questa situazione di attesa, in cui aspetto di sapere se la Commissione che si occupa di assegnare l’asilo crederà o no al mio racconto. Ne ho passate tante e voglio dimostrare che non mento.

Qui ad Alessandria mi piacerebbe restare: le persone sono tranquille e accoglienti, soprattutto i giovani.
Frequento la scuola di italiano, gioco a calcio e cucino per i miei compagni di appartamento. Oggi spaghetti al sugo con patate.

Una volta che avrò stabilità mi piacerebbe trovare una ragazza, perchè “without love, life is nothing”.

Per saperne di più:
http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2010/Gambia

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